Monte Nanos (SLO) : giro ad anello


Il Monte Nanos è una di quelle montagne che, per chi vive a Trieste, non è solo una meta per escursioni, ma una presenza costante all’orizzonte. Questo altopiano roccioso, situato in Slovenia sopra la valle del Vipacco, sembra quasi chiamarti a sé nelle giornate limpide. Il Nanos si presenta come un vasto pianoro calcareo, modellato dal vento e dal tempo, che culmina nel Suhi vrh (1.313 m).

Qui, l’esperienza va ben oltre la semplice salita in vetta; ciò che colpisce è l’ampiezza dello spazio e la sensazione di camminare sospesi tra il Carso e le Alpi Giulie. Nelle giornate serene, lo sguardo può arrivare fino all’Adriatico. I suoi sentieri, ben segnalati ma mai banali, si snodano tra praterie battute dalla bora, boschi di faggio, affioramenti carsici, doline e leggere ondulazioni, rendendo l’altopiano sorprendente e dinamico. Ogni stagione porta il suo volto: dai prati fioriti della primavera ai colori caldi dell’autunno, fino alla severità invernale, quando neve e ghiaccio richiedono rispetto ed esperienza. Salendo da Razdrto o dal versante di Vipava, si affronta un dislivello significativo, ma accessibile per l’escursionista allenato, sempre con la consapevolezza che il vento può essere un protagonista assoluto e che, in caso di nebbia, l’orientamento richiede attenzione e strumenti adeguati.
La presenza della torre RTV e del rifugio Vojkova koča diventa un punto di riferimento visivo e umano in un ambiente che altrimenti appare vasto e quasi primordiale. Questa combinazione di natura aperta, silenzio profondo e orizzonti sconfinati rende il Monte Nanos una montagna capace di trasmettere libertà e respiro, un luogo dove il passo diventa regolare, la mente si alleggerisce e si riscopre quel senso di equilibrio che solo i grandi spazi sanno restituire.

I percorsi di salita

Esistono diversi itinerari per raggiungere l’altopiano e la vetta. Tra i più frequentati:

  • Dal paese di Razdrto: il percorso più diretto e panoramico, con un dislivello importante ( 700 m ) ma ben tracciato con l’ultima parte attrezzato ( quello che abbiamo fatto noi oggi)
  • Dal versante di Vipava: salita più lunga ma graduale.
  • Accesso all’altopiano e traversate: ideali per chi ama camminare senza fretta, esplorando le ondulazioni del pianoro.

I sentieri sono generalmente ben segnalati (segnavia sloveni bianco/rossi), ma il vento e la nebbia possono cambiare rapidamente la percezione dell’orientamento.

Difficoltà e consigli pratici

Il Monte Nanos non è tecnicamente difficile, ma non va sottovalutato.

Dislivello medio: 700–900 m a seconda del punto di partenza
Tempo di percorrenza: 4–6 ore per un’escursione classica (andata e ritorno)
Difficoltà: E (escursionistica)

Consigli fondamentali:

  • Controllare sempre le previsioni meteo (il vento può essere molto forte).
  • Portare acqua a sufficienza: le fonti non sono sempre disponibili.
  • Indossare scarponi adatti: il terreno può essere pietroso e scivoloso.
  • In inverno, valutare ramponcini e abbigliamento adeguato.

Oggi voglio raccontarvi dell’itinerario che abbiamo seguito domenica scorsa per arrivare in cima al Monte Nanos e al suo rifugio. È stata un’escursione che ha mescolato fatica, panorami mozzafiato e un pizzico di adrenalina.


Abbiamo lasciato l’auto nel grande parcheggio a Razdrto ai piedi dell’altopiano e, dopo aver attraversato il ponte, ci siamo subito imbattuti nei cartelli della segnaletica, chiari e ben visibili. Presente anche una fontana d’acqua potabile.

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L’aria era umida e il terreno ancora bagnato per le piogge dei giorni precedenti. I primi quindici minuti sono stati su un tratto relativamente tranquillo, ma il fango ha reso il passo più pesante e ha richiesto un po’ di attenzione. Siamo entrati gradualmente nel bosco, dove il silenzio era interrotto solo dal suono dei nostri scarponi che affondavano nel terreno morbido.

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Quando siamo arrivati al primo bivio, abbiamo scelto senza pensarci troppo il sentiero più impegnativo, quello che porta alla vetta in circa un’ora e mezza ( noi 2 ore per foto e goderci il panorama).
È stata una scelta consapevole: più diretto, più ripido e decisamente più intenso. Il percorso inizia subito a salire in modo deciso, senza darci il tempo di riscaldarci. Il cuore ha cominciato a battere più forte e il nostro ritmo si è stabilizzato su quello tipico delle ascese decise.

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Dopo circa mezz’ora, la pendenza inizia a farsi sentire e il sentiero cambia completamente. Il terreno diventa più roccioso, i passaggi si restringono e in alcuni punti compaiono cavi e chiodi per aiutarci a proseguire. Non si tratta di una via ferrata, ma è fondamentale avere un passo sicuro, non soffrire di vertigini e avere una buona preparazione fisica. La fatica si fa sentire, soprattutto nelle gambe, ma ogni sforzo è ripagato da panorami sempre più ampi. Tra un albero e l’altro, si aprono visuali spettacolari sulla valle sottostante, e man mano che si sale, l’orizzonte si allarga.

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Gli ultimi metri prima della cima sono i più intensi. Il vento inizia a farsi sentire già prima di arrivare in cresta, e quando finalmente raggiungiamo la vetta, accanto alle grandi antenne, veniamo investiti da raffiche fortissime.

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Mantenere l’equilibrio è una sfida, ma la soddisfazione è immensa. Da lassù, il panorama è vastissimo: nelle giornate limpide, lo sguardo può spaziare lontano, abbracciando altipiani, valli e montagne che si susseguono fino a perdersi all’orizzonte.

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Dopo le foto di rito e il timbro di vetta e del rifugio, nonostante non avessimo prenotato, siamo riusciti a trovare un tavolo libero al rifugio Vojkova koča na Nanosu. Sedersi, togliere lo zaino e sentire finalmente le gambe rilassarsi è sempre un piccolo rito. Gnocchi e salsiccia, accompagnati da una buona birra, sono stati la ricompensa perfetta: un pranzo semplice, ma capace di trasformarsi in una festa dopo tanta fatica.

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Dopo esserci riposati e aver fatto il pieno di energie, abbiamo iniziato la discesa lungo il sentiero più semplice. Questo percorso, meno ripido e tecnicamente più accessibile, ci ha permesso di scendere con più calma, anche se la stanchezza si faceva sentire sulle ginocchia.
In poco più di un’ora e trenta siamo tornati al parcheggio, completando un anello vario e affascinante.

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In conclusione, è stata un’ottima escursione, intensa e panoramica, capace di regalare emozioni forti. Tuttavia, la consiglierei a chi ha un po’ di esperienza e, soprattutto, è ben allenato.

Dal parcheggio al rifugio ( sentiero difficile):

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Dal rifugio al parcheggio ( sentiero facile) :

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Il tratto ripido e attrezzato non va sottovalutato, specialmente se il terreno è bagnato. Con la giusta preparazione, però, il Monte Nanos offre un’esperienza davvero indimenticabile.

Alla prossima e buone passeggiate !!!


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