Ferrata Biondi e Rose d’Inverno: le ferrate di Trieste


A pochi passi dalla città, la Val Rosandra offre un ambiente davvero unico, quasi sorprendente per la sua varietà concentrata in uno spazio così piccolo. Qui, la roccia calcarea domina il paesaggio, bianca e compatta, scolpita dal tempo e dagli elementi, creando pareti verticali, lastre lisce e fessure che sembrano fatte su misura per l’arrampicata e le vie via ferrata. L’esposizione prevalentemente meridionale garantisce molte ore di sole, rendendo questi sentieri accessibili anche nelle stagioni fredde, quando le montagne sono meno accessibili altrove.

Accanto alla roccia, si sviluppa la tipica vegetazione carsica: cespugli bassi, sommacco, carpini, roverelle e, nelle zone più riparate, piccoli tratti di bosco che regalano ombra e contrasto. È un ambiente che cambia molto con le stagioni: secco e quasi “mediterraneo” in estate, colorato e vivido in autunno, essenziale e limpido in inverno, quando la luce esalta i contorni delle pareti e il panorama si apre fino al mare. E proprio il panorama è uno degli elementi più affascinanti: durante la salita, tra un passaggio e l’altro, lo sguardo si allunga fino al Golfo di Trieste, con una vista che accompagna tutta la progressione e rende l’esperienza ancora più appagante.


Le ferrate si sviluppano sopra il piccolo borgo di San Lorenzo, un punto di accesso strategico e facilmente raggiungibile. Ci sono due punti dove poter parcheggiare l’automobile o lo scooter, uno e lungo la strada prima di raggiungere San Lorenzo dove da qui, in circa 10/15 minuti di cammino, si arriva all’attacco: un avvicinamento breve ma già suggestivo, che permette di entrare subito nell’ambiente senza lunghe camminate. , l’altro è il parcheggio della vedetta di San Lorenzo :QUI. che oltrepassata la strada si nota subito il sentiero N°1 che in 10-15 minuti ci porterà ad un bivio con il sentiero 49a…

Seguiremo il sentiero 49a che dopo una discesa ci porta ad un’area attrezzata con tavoli e panche, dove a destra avremo la ferrata Rose d’inverno e proseguendo a sinistra, sentiero 49b, per circa 15 minuti l’inizio della ferrata Biondi.

Ci sono uscite che organizzi pensando di fare una cosa semplice… e invece ti lasciano molto di più. Qualche tempo fa sono tornato in Val Rosandra con un’idea chiara: portare mio figlio a fare la sua prima ferrata. Niente di estremo, solo iniziare a fargli conoscere questo mondo, aggiungendo qualcosa in più alle nostre solite escursioni. Non solo camminare sui sentieri, ma iniziare ad aprire la porta a percorsi diversi, quelli che ti permettono di salire un po’ più in alto e raggiungere posti che altrimenti vedresti solo da lontano.Volevo che fosse un’esperienza tranquilla, senza pressioni, in un ambiente sicuro ma anche stimolante. E devo dire che è andata anche meglio di quanto immaginassi. Già dai primi metri si è visto che era coinvolto: attento, curioso, con quella voglia di provare che ti fa capire che ci sta davvero entrando dentro. Piano piano ha preso confidenza con il kit, ha iniziato a muoversi sulla roccia con più sicurezza… e soprattutto si divertiva.
E alla fine è arrivato su con un sorriso che diceva tutto. Era felice, soddisfatto, orgoglioso. Ed è lì che capisci il vero senso di queste giornate: non è solo la ferrata, non è solo la montagna… sono i momenti che condividi, quelli che restano davvero.

La Ferrata Bruno Biondi

Una delle ferrate più famose e frequentate della zona, non solo per la sua facilità di accesso, ma soprattutto per la varietà di passaggi che offre. I circa 330 metri di tratti attrezzati si snodano su una parete solida e ben esposta, con un dislivello totale di circa 150 metri che, pur non essendo molto elevato, si fa sentire grazie alla continuità del percorso. Il tempo medio di percorrenza si aggira tra 1 ora e 1 ora e mezza, rendendola ideale anche per escursioni brevi ma intense. L’esposizione a sud è un grande vantaggio durante le stagioni fredde, poiché assicura luce e temperature più miti, mentre in estate è importante prestare attenzione al caldo e all’idratazione.

Dal punto di vista tecnico, la ferrata offre una sfida che cresce gradualmente e non diventa mai noiosa: si inizia con tratti più facili (B), si passa a sezioni intermedie (C) e si arriva a passaggi più impegnativi classificati D. Questo significa che lungo il percorso ci sono momenti in cui si può “respirare” e recuperare energie, alternati a fasi in cui è necessario mettere in gioco più forza nelle braccia, equilibrio e una buona gestione del proprio corpo sulla roccia. Alcuni tratti sono più verticali ed esposti, richiedendo decisione nei movimenti e una certa familiarità con l’attrezzatura. Proprio questa alternanza rende la Biondi un’esperienza estremamente formativa: non è una ferrata banale o completamente “facile”, ma rappresenta un passo ideale per chi desidera migliorare. È una vera palestra verticale dove si può allenare tecnica, resistenza e sicurezza nei movimenti, perfetta per acquisire confidenza e prepararsi a percorsi più impegnativi.

Ferrata Rose d’Inverno

Un percorso che spesso viene trascurato, ma che in realtà è una tappa fondamentale per chi desidera avvicinarsi al mondo delle ferrate in modo graduale e consapevole. È più breve e meno impegnativo, con tanti traversi su roccia che consentono di muoversi in sicurezza, senza la costante esposizione verticale che caratterizza altri itinerari. Questo lo rende meno “impressionante” dal punto di vista psicologico, ma è comunque molto utile dal punto di vista tecnico.

La difficoltà si colloca tra A, B e C, quindi si tratta di livelli generalmente facili o poco impegnativi, perfetti anche per chi è alle prime armi. I passaggi sono ben attrezzati e mai estremi, permettendo di focalizzarsi sull’apprendimento dei movimenti: dall’uso corretto dei moschettoni, alla gestione del corpo, fino all’equilibrio sui piedi e alla lettura della roccia.

Proprio per questo motivo, la ferrata Rose d’Inverno è spesso considerata una “palestra iniziale”, perfetta per chi vuole familiarizzare con il kit da ferrata senza doversi subito confrontare con situazioni troppo impegnative. Ma non mancano neanche un po’ di sfida: la variante del “Naso” introduce un tratto più tecnico e leggermente esposto, offrendo l’opportunità di mettersi alla prova in modo graduale. Questo passaggio è opzionale e ideale per capire quando e quanto si è pronti a fare un passo in più. In breve, la ferrata Rose d’Inverno è molto più di un semplice percorso facile: è un vero e proprio campo di apprendimento, dove si possono costruire solide basi in sicurezza. È perfetta per i principianti, ma anche utile per escursionisti più esperti che desiderano affinare la loro tecnica e fluidità nei movimenti prima di affrontare itinerari più impegnativi.

Qui sotto il breve video dell’inizio della ferrata – la scala !

La combinazione della Ferrata Rose d’Inverno e della Ferrata Bruno Biondi è spesso vista come uno dei migliori punti di partenza per chi desidera avvicinarsi al mondo delle vie ferrate. Ma c’è un’importante precisazione: sì, sono adatte ai principianti… a patto di affrontarle con il giusto approccio. Le Rose d’Inverno sono il primo passo ideale, grazie alla loro difficoltà contenuta e a un percorso meno verticale, perfetto per imparare i movimenti e prendere confidenza con l’attrezzatura. La Biondi, invece, rappresenta il “secondo livello” naturale: è più fisica, più tecnica e presenta passaggi che iniziano a richiedere forza, coordinazione e gestione dell’esposizione. Proprio per queste caratteristiche, entrambe le ferrate sono spesso utilizzate per corsi, allenamenti e prime esperienze guidate, poiché consentono una progressione reale e graduale. Tuttavia, non vanno sottovalutate: è fondamentale avere un equipaggiamento completo (imbrago, casco, kit da ferrata omologato), una condizione fisica minima e, soprattutto, la consapevolezza dei propri limiti. Per chi è alle prime armi, è sempre consigliabile non affrontarle da soli, ma con qualcuno di più esperto o all’interno di un contesto guidato. Dal punto di vista dell’allenamento, la Biondi si rivela una vera e propria palestra a cielo aperto. I suoi tratti alternano traversi, placche, piccoli strapiombi e cambi di ritmo continui, costringendo a lavorare sia sulla tecnica che sulla resistenza. È perfetta per migliorare la fluidità nei movimenti, rafforzare le braccia e imparare a gestire l’esposizione senza farsi sopraffare. Un terreno ideale per prepararsi a ferrate più lunghe e impegnative. Infine, non si può trascurare l’aspetto della sicurezza. Anche se queste ferrate sono accessibili, l’ambiente rimane verticale e potenzialmente pericoloso. Incidenti, anche gravi, ci hanno insegnato quanto sia cruciale non staccarsi mai dal cavo, nemmeno per un attimo. Le regole fondamentali sono semplici ma indispensabili: rimanere sempre attaccati con entrambi i moschettoni, indossare il casco e mantenere la massima attenzione durante tutta la salita. In ferrata, ogni errore può avere conseguenze serie: è proprio il rispetto di queste regole che ci consente di vivere l’esperienza in modo sicuro e consapevole.


Spero di essere stato chiaro e, soprattutto, utile. Se avete domande, osservazioni, o volete aggiungere qualche informazione o condividere la vostra esperienza personale, vi invito a scriverlo nei commenti qui sotto oppure a contattarmi direttamente via email, Telegram Facebook o su Instagram. Il confronto e la condivisione sono sempre un valore aggiunto per chi ama vivere la montagna in modo consapevole.



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