Brutto incontro sul sentiero


Ciao a tutti, oggi voglio condividere con voi una brutta avventura che ci è successo qualche giorno fa lungo un sentiero in zona Montefosca che ha messo alla prova il nostro sangue freddo, prontezza e spirito di gruppo.
Montefosca: con i suoi boschi rigogliosi e i panorami che si svelano all’improvviso tra i rami, è uno di quei luoghi che riescono a regalare sia pace che avventura.
Quel giorno, io, la mia compagna ed Emi, la nostra, come ben sapete, inseparabile amica a quattro zampe, e compagna delle nostre avventure eravamo diretti verso una meta un po’ insolita: una piccola spiaggia lungo il Natisone, un angolo nascosto tra le rocce dove godersi un po’ di relax, il fresco della riva e trascorrere del tempo in tranquillità. Avevamo imboccato il sentiero CAI 735, tutto in discesa, che si snodava tra il verde fitto, alternando tratti ombreggiati a radure soleggiate. La camminata procedeva in perfetta armonia, come sempre del resto. Ad ogni passo, il fruscio delle foglie sotto i nostri scarponi si mescolava al cinguettio vivace degli uccelli, creando un sottofondo naturale quasi ipnotico ma rilassante.
Emi correva avanti e indietro lungo il sentiero, come sempre, annusando ogni sasso e cespuglio, con le orecchie tese a ogni minimo rumore e felice come solo un cane libero sa essere.

A più di metà strada, abbiamo deciso di fermarci per una breve pausa. Il silenzio era interrotto solo dal mormorio lontano del fiume… la nostra meta. Abbiamo bevuto qualche sorso dalla borraccia, mentre Emi, assetata, si è avvicinata per bere dal contenitore che le avevo riempito. Ed è stato proprio in quel momento, quando tutto sembrava perfetto, che l’imprevisto ha fatto irruzione. Un fruscio secco tra le foglie, un guizzo rapido e quasi impercettibile, e poi il guaito improvviso di Emi.
In un batter d’occhio, quell’atmosfera di pace e relax si è trasformata in un istante di allerta e paura.

Una vipera l’aveva morsa.


La paura e la corsa
Il primo momento è stato un turbinio di incredulità e panico. In montagna, sai che certe cose possono succedere: vipere, zecche, incontri con animali selvatici… ma, nel profondo, nutri sempre l’illusione che queste siano esperienze che capitano ad altri.
E invece no: questa volta era successo a noi, e al nostro amato cane.

Premetto che so esattamente come comportarmi se un essere umano venisse morso da una vipera: immobilizzare la parte colpita, evitare di tagliare o succhiare la ferita, e correre subito al pronto soccorso, ecc ecc. Ma quando si trattava di un cane… era un campo del tutto nuovo per me. In quel momento, mi sono reso conto che non avevo mai davvero pensato a cosa fare in modo specifico per un animale. L’unica cosa che sapevo era che non c’era tempo da perdere. Ogni attimo di esitazione poteva essere fatale, quindi la scelta più saggia era correre immediatamente dal veterinario, senza tentare rimedi fai-da-te o aspettare che la situazione si complicasse. 
Non c’era tempo per fermarsi a riflettere o valutare troppo: il tempo scorreva e noi dovevamo correre con esso. Ho afferrato lo zaino in un gesto quasi automatico, mentre la mia compagna, senza pensarci due volte, ha preso in braccio Emi per ridurre ogni suo sforzo e accelerare l’impegnativa salita. Sapevamo che ci aspettava una salita durissima di circa 500 metri di dislivello, e non era certo il momento di risparmiare energie. Ogni passo in quella corsa sembrava pesare il doppio. Il fiato era corto, nonostante l’allenamento; il cuore batteva all’impazzata, ma non per la fatica: era la paura a farlo accelerare, a stringere lo stomaco e a cancellare ogni altro pensiero.
Il sentiero, che di solito richiederebbe attenzione e calma, diventava solo un ostacolo da superare il più velocemente possibile. Ricordo che il rumore dei miei passi si mescolava con il nostro respiro affannato, mentre cercavamo di guadagnare metri su metri di salita che ha “consumato” 1 ora e 30 minuti di tempo prezioso per Emi…
Inutili le chiamate al 112 perché rimbalzati da un numero all’altro…senza soluzione.
Quando, dopo quella che sembrava un’eternità, abbiamo intravisto il furgone, ho provato un’immediata scarica di sollievo: ora però, iniziava la seconda parte della corsa, quella verso l’ambulatorio veterinario a Cividale ( il più vicino ovviamente ).
Quaranta minuti di strada che mi sono sembrati infiniti, ogni curva e ogni rettilineo misurati dal mio sguardo sull’orologio e da rapide occhiate a Emi per assicurarmi che fosse ancora vigile. 
Finalmente, siamo arrivati dal veterinario. Il dottore ci ha accolto con prontezza, visitando Emi con grande attenzione, palpando la zona del morso e controllando i parametri e le reazioni.
E poi, sono arrivate le parole che hanno fatto crollare tutta la tensione accumulata: morso a secco
La vipera aveva colpito, ma non aveva iniettato veleno. La paura, che fino a un attimo prima sembrava incollata addosso come una morsa, si è sciolta in un lungo respiro di sollievo. 

Il sollievo
La tensione accumulata è esplosa in un respiro profondo quando ho sentito quelle parole. Dopo una visita accurata, due iniezioni, qualche ora di osservazione, Emi ha potuto tornare a casa con noi, stanca, provata e il muso tutto gonfio ma… VIVA.
Dopo un paio di giorni di riposo, delle vitamine B12 , il suo bellissimo musetto si è sgonfiato ed è tornato quello di sempre.

Cosa ho imparato da questa spiacevole avventura???

Quell’esperienza mi ha insegnato due lezioni fondamentali che vale la pena condividere con chi ama passeggiare tra boschi e sentieri.
La prima lezione è che, in montagna e nei boschi, è fondamentale essere sempre pronti all’imprevisto. La natura è straordinaria, ma segue le sue regole, non le nostre. Ogni passo può riservare sorprese: una vipera che si gode il sole su una roccia, una radice nascosta sotto le foglie, o un cambiamento repentino del tempo. Essere preparati significa non solo avere l’attrezzatura giusta, ma anche conoscere i rischi del percorso che si sta affrontando. Sapere che i serpenti possono trovarsi lungo i sentieri ha reso la mia consapevolezza molto più immediata.
La seconda lezione è che agire in fretta può davvero fare la differenza. Un morso, anche se inizialmente sembra innocuo, può avere conseguenze gravi. Non bisogna mai farsi ingannare dall’apparente tranquillità dell’animale: i sintomi possono manifestarsi più tardi, e aspettare può rivelarsi fatale. Decidere di partire subito verso il veterinario, senza tentare rimedi improvvisati o perdere tempo a “vedere come va”, è stata la scelta più saggia. Col senno di poi, è stata quella che mi ha permesso di trasformare una potenziale tragedia in un grande spavento, e nulla più.

Questi due insegnamenti mi accompagneranno sempre nei miei futuri trekking. Perché, in fondo, camminare nella natura significa godere della sua bellezza, ma anche accettare la responsabilità di muoversi in un ambiente che merita rispetto, attenzione e prontezza di spirito. 


Se volete condividere la vostra esperienza o avete qualche domanda scrivetelo nei commenti qui sotto o contattatemi tramite mail, Telegram Facebook o su Instagram.



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3 pensieri su “Brutto incontro sul sentiero

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