Nel bosco non serve tutto: la mia scelta tra coltello, accetta e sega


Accetta, coltello o sega? Non è una domanda che ti poni davanti a uno schermo, ma piuttosto quando hai lo zaino aperto e la mente già proiettata sul sentiero. Me lo sono chiesto spesso, soprattutto da quando ho realizzato che ogni escursione nel bosco non è solo una camminata, ma un modo unico di connettersi con la natura. Sul Carso o in montagna, nulla è mai scontato: il terreno è duro, il legno è secco e contorto, spesso poco collaborativo, e ogni scelta sbagliata si traduce in fatica inutile.

Se devo essere sincero, lo strumento che porto sempre con me è il coltello. Non per fare il figo, ma perché è quello che uso davvero. Un buon coltello, che conosci e di cui ti fidi, ti accompagna in mille gesti quotidiani: preparare qualcosa da mangiare, sistemare l’attrezzatura, mettere ordine, adattare ciò che hai alle situazioni che incontri. È uno strumento silenzioso e discreto, che funziona bene se non gli chiedi di fare ciò per cui non è stato progettato.


Ho una vera passione per i coltelli, da sempre, da quando ne ho memoria mi hanno sempre affascinato, ne ho davvero tanti. Non mi definirei un collezionista, non li tengo in una vetrina né li acquisto per avere “tutti” i modelli, ma nel corso del tempo si sono accumulati un bel po’, forse anche un po’ troppi. Un po’ per amore del tema, un po’ perché ogni coltello ha la sua storia, il suo utilizzo e un carattere unico, e un po’, lo ammetto , senza nemmeno sapere esattamente il perché.
Prima di ogni escursione o di una giornata all’aperto, li osservo, li prendo in mano, li sento, e scelgo quello che mi sembra più adatto per quel momento. Non è mai una scelta casuale: dipende dal tipo di avventura, dal luogo, da ciò che ho in mente di fare e da quanto voglio viaggiare leggero. Alcuni sono più robusti, altri più discreti; alcuni li porto quando so che lavorerò il legno, mentre altri sono solo compagni silenziosi nel mio zaino. In fondo, non si tratta di quanti ne ho, ma del legame che ho con ciascuno di essi: ogni coltello ha il suo momento perfetto, e sceglierlo fa già parte dell’esperienza all’aria aperta.
L’accetta, invece, l’ho imparata a conoscere col tempo e anche a rivalutare. All’inizio ha un fascino indiscutibile: evoca l’idea di autonomia, di bosco “vero”.

Con il passare degli anni ho capito che è efficace solo se utilizzata nel contesto giusto. Oggi la porto con me solo quando so che l’uscita sarà tranquilla, senza fretta, magari un bivacco o una giornata dedicata al bushcraft, quando posso lavorare con calma su legno già a terra, senza forzare i tempi e senza correre rischi. Nelle altre situazioni, invece, resta a casa: pesa, richiede attenzione e non perdona distrazioni.


La vera sorpresa per me è stata la sega.

Un attrezzo che per tanto tempo avevo trascurato, quasi considerandolo un ripiego, ma che qui da noi si è rivelato spesso il più utile e sensato. Nel Carso, il legno non è mai “facile”: è secco, duro e spesso contorto, e richiede strumenti che lavorino con precisione piuttosto che con forza. Una buona sega pieghevole, in questo contesto, fa davvero la differenza. È compatta, non ingombra nello zaino, sicura da usare anche quando si è stanchi o con le mani fredde, e permette di lavorare il legno senza sprechi e senza movimenti inutili. Taglia esattamente dove e quanto serve, senza spaccare, senza colpi fuori controllo e senza dover forzare il materiale. È uno strumento che invita alla calma, costringendoti a rallentare e a lavorare con attenzione, seguendo il ritmo giusto invece di imporne uno tuo. Inoltre, il suo utilizzo è discreto: poco rumore, pochi movimenti, nessuna invasività, caratteristiche che per me sono fondamentali quando sono nel bosco.
Col tempo ho capito che la sega non è una scelta di ripiego, ma una scelta consapevole, spesso la più rispettosa del luogo in cui mi trovo.
È l’attrezzo che meglio rappresenta il mio modo di vivere l’outdoor oggi: meno spettacolo, più controllo; meno forza, più precisione; meno fretta, più presenza.


Oggi, quando preparo lo zaino, non scelgo più in base a quello che “potrei” fare, ma a quello che so già che farò. Porto meno, ma porto meglio. Ho smesso di cercare l’attrezzo perfetto e ho iniziato a cercare il giusto equilibrio tra utilità, peso e rispetto per il luogo che attraversiamo. Per me, il bosco non è un palcoscenico dove dimostrare qualcosa, ma uno spazio per rallentare, osservare e muoversi con consapevolezza. Ogni volta che chiudo lo zaino, prima di partire, mi faccio sempre la stessa domanda: “Mi servirà davvero oggi?” Se la risposta è sì, lo porto. Se è no, resta a casa. Senza rimpianti, senza sensi di colpa. Alla fine, non sono gli strumenti a definire il nostro modo di vivere l’outdoor, ma l’attenzione con cui li scegliamo e il rispetto con cui camminiamo tra sentieri, pietre e silenzi.

In fondo, scegliere tra accetta, coltello o sega non è mai solo una questione di attrezzatura. È una scelta che racconta come viviamo il bosco, con che spirito ci muoviamo sui sentieri e quanto siamo disposti ad adattarci al luogo che attraversiamo. Col tempo ho imparato che portare meno non significa rinunciare, ma essere più presenti, più attenti, più rispettosi. Ogni strumento ha il suo perché, ma solo se usato nel momento giusto e con la giusta consapevolezza. Il bosco non chiede dimostrazioni di forza o di abilità, chiede ascolto, pazienza e rispetto, e spesso ci insegna più lasciando qualcosa a casa che aggiungendo peso nello zaino.
Ora sono curioso di conoscere il tuo punto di vista.
Tu cosa porti con te quando esci nei boschi?
Preferisci la versatilità del coltello, la precisione della sega o la potenza dell’accetta? Usi strumenti diversi a seconda dell’uscita o hai una scelta fissa che non ti tradisce mai?


Spero di essere stato chiaro e, soprattutto, utile. Se avete domande, osservazioni, o volete aggiungere qualche informazione o condividere la vostra esperienza personale, vi invito a scriverlo nei commenti qui sotto oppure a contattarmi direttamente via email, Telegram Facebook o su Instagram. Il confronto e la condivisione sono sempre un valore aggiunto per chi ama vivere la montagna in modo consapevole.



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