Bushcrafter, escursionista e prepper: tre modi diversi di vivere la natura (e la vita)


Negli ultimi anni, si è sentito parlare sempre più di bushcraft, trekking e prepping. Queste tre parole orbitano attorno a un universo comune, quello dell’autosufficienza, dell’outdoor e della preparazione, ma raccontano storie molto diverse su come vivere la natura e, in fondo, anche la vita stessa. Spesso vengono confuse, messe tutte insieme nel “calderone” di chi ama stare all’aperto. In realtà, bushcrafter, escursionista e prepper hanno obiettivi, mentalità e priorità che variano notevolmente. Proverò a spiegarvi tutto con calma…

L’escursionista: camminare come esperienza


L’escursionista è, prima di tutto, un amante della camminata. Adora i sentieri, le tappe segnate, le mappe, i dislivelli e le ore trascorse con lo zaino in spalla. Chi è veramente un escursionista? Vive la natura in movimento, segue percorsi segnati e familiari, pianifica le uscite in base a meteo, distanza e tempo, torna a casa a fine giornata (o si ferma in rifugio o bivacco).
Per l’escursionista, il bosco, la montagna o il Carso non sono luoghi da “dominare”, ma da attraversare con rispetto. Ogni passo è parte dell’esperienza: il silenzio, il vento, la fatica, e il panorama che si svela all’improvviso.
Attrezzatura tipica: Zaino leggero o medio – Scarpe da trekking – Abbigliamento tecnico – Acqua, cibo, mappa, GPS Bastoncini, giacca antipioggia
L’escursionista cerca benessere, libertà e connessione con la natura, più che la semplice sopravvivenza.

Il bushcrafter: imparare dal bosco


Il bushcrafter ha un approccio completamente diverso. Non si limita a passare attraverso il bosco: ci si immerge. Il bushcraft è un’arte che richiede manualità, osservazione e pazienza. È il desiderio di apprendere a vivere in armonia con la natura, sfruttando ciò che essa offre, riducendo al minimo l’impatto e massimizzando le proprie abilità. Chi è il bushcrafter? Ama prendersi il suo tempo, non ha fretta. Studia piante, legni, tracce e il terreno. Apprende tecniche antiche e tradizionali. Guarda il bosco come un maestro, non solo come uno sfondo. Accendere un fuoco nel modo giusto, costruire un riparo, intagliare il legno, riconoscere una pianta commestibile: tutto questo diventa parte di un viaggio di crescita personale. Attrezzatura tipica: coltello (strumento fondamentale) – Acciarino o sistema per accendere il fuoco – Tarp o telo – Pentolino, tazza, cordame – Zaino essenziale ma resistente
Il bushcrafter cerca autonomia, conoscenza e una connessione profonda con la natura.

Il prepper: prepararsi all’imprevisto


Il prepper è spesso frainteso. Non è solo qualcuno che aspetta l’apocalisse, ma piuttosto una persona che si prepara a fronteggiare situazioni difficili, siano esse naturali o quotidiane. In questo contesto, il bosco diventa un campo di addestramento, non necessariamente una meta da raggiungere. Chi è un prepper? Pianifica scenari di emergenza, si prepara a blackout, calamità e isolamento, punta su organizzazione e ridondanza, riflette sul “e se succedesse?” Il prepper guarda alla natura con un approccio pragmatico: sa che può essere sia una risorsa che una sfida. La preparazione non è sinonimo di paura, ma di consapevolezza. Attrezzatura tipica: Kit di emergenza (EDC, bug-out bag) – Scorte di cibo e acqua – Torce, batterie, radio – Sistemi di filtraggio – Abbigliamento resistente (solitamente militare)
Il prepper cerca sicurezza, resilienza e capacità di risposta.

Le differenze chiave:

ASPETTOESCURSIONISTABUSHCRAFTERPREPPER
ApproccioMovimentoPermanenzaPreparazione
Rapporto con la naturaContemplativoPratico e profondoStrategico
ObiettivoCamminare e scoprireVivere nel boscoAffrontare emergenze
TempoGiornaliero / tappeLento e prolungatoVariabile
MentalitàEsperienzialeManualePreventiva

Tre mondi che spesso si intrecciano
La verità è che nessuno di noi è mai solo una cosa. Le etichette possono aiutarci a spiegare, ma non riescono a catturare davvero chi siamo quando ci avventuriamo su un sentiero o ci immergiamo in un bosco. Un escursionista, col passare del tempo, impara a leggere il cielo, a percepire un cambiamento improvviso nel vento e a capire quando è il momento di fermarsi. Senza nemmeno rendersene conto, sta già facendo un passo verso il bushcraft: osserva, ascolta e apprende dall’ambiente che lo circonda. Allo stesso modo, un bushcrafter che trascorre ore nel bosco, accendendo un fuoco con cura e costruendo un riparo essenziale, sviluppa naturalmente una mentalità da prepper. Non perché si aspetti il peggio, ma perché la natura insegna a prevedere, a ridurre i rischi e a non sprecare risorse. Ogni gesto diventa una scelta consapevole. E poi c’è il prepper, spesso visto come qualcuno sempre in allerta e pronto a tutto. Ma molti prepper amano anche camminare senza una meta precisa, godendosi il silenzio di un sentiero e ascoltando i propri passi. Per loro, il bosco non è solo un luogo di addestramento: è uno spazio che calma, riequilibra e ricorda ciò che conta davvero.
Questi tre mondi non sono compartimenti stagni, ma cerchi che si sovrappongono. A volte uno prevale sugli altri, altre volte convivono nello stesso momento. Dipende dalla giornata, dall’esperienza e da ciò che stiamo cercando. Personalmente, credo che il vero valore risieda proprio qui: nel trovare il proprio equilibrio, senza dover indossare un’unica etichetta. La natura non ti chiede se sei un escursionista, un bushcrafter o un prepper. La natura osserva come ti muovi, come lasci i luoghi che attraversi e come tratti ciò che non ti appartiene. Che tu stia passeggiando lungo un sentiero tracciato, creando qualcosa con le tue mani, osservando in silenzio o preparando uno zaino per ogni evenienza, ciò che conta davvero è l’atteggiamento. Rispetto per l’ambiente. Consapevolezza dei propri limiti. Passione autentica per ciò che fai.

È proprio questo, alla fine, il filo invisibile che collega questi tre mondi.

E tu, dove ti riconosci? Arrivato fin qui, magari ti sei visto in una di queste figure. O forse no. Forse ti sei sentito un po’ escursionista, un po’ bushcrafter, con qualche pensiero da prepper nascosto nello zaino. Ed è proprio questo il bello. Non ci sono categorie giuste o sbagliate, né percorsi obbligati. Ognuno vive la natura a modo suo, in base alle proprie esperienze, al momento della vita, al tempo che ha a disposizione e a ciò che cerca quando si avventura in un bosco o imbocca un sentiero.


Spero di essere stato chiaro e, soprattutto, utile. Se avete domande, osservazioni, o volete aggiungere qualche informazione o condividere la vostra esperienza personale, vi invito a scriverlo nei commenti qui sotto oppure a contattarmi direttamente via email, Telegram Facebook o su Instagram. Il confronto e la condivisione sono sempre un valore aggiunto per chi ama vivere la montagna in modo consapevole.



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