Tecniche di primo soccorso base in montagna


Come gestire slogature, ferite e ipotermia durante un trekking?
Quando pensiamo al trekking, ci vengono in mente panorami spettacolari, sentieri che si snodano tra i boschi e giornate passate all’aria aperta. Ma accanto alla meraviglia della montagna, in particolare dei boschi del Carso triestino, c’è anche un aspetto più tecnico e spesso trascurato: la sicurezza personale. Sapere le basi del primo soccorso non è solo per i professionisti, ma è una competenza essenziale per chiunque si avventuri su un sentiero, dal neofita all’escursionista più esperto. Anche durante escursioni brevi o semplici, possono capitare imprevisti: una caviglia che si torce, un taglio più profondo del previsto o un cambiamento repentino del tempo.
In montagna, dove i soccorsi potrebbero impiegare più tempo ad arrivare, i primi minuti sono fondamentali. Avere le competenze per affrontare situazioni come slogature, ferite o cali di temperatura improvvisi non solo aiuta a gestire l’emergenza, ma spesso può anche prevenire conseguenze più gravi. In questo articolo, troverai una guida chiara, dettagliata e facile da seguire sulle principali tecniche di primo soccorso base in montagna, perfetta per chi desidera fare escursioni in sicurezza e con maggiore consapevolezza.

Le tecniche e le informazioni che troverai in questo articolo nascono da un percorso personale che ho intrapreso, fatto di corsi di primo soccorso, aggiornamenti nel tempo e, soprattutto, di esperienze dirette vissute sul campo. Alcune situazioni le ho affrontate in prima persona, mentre altre le ho osservate accanto a compagni di escursione in difficoltà, imparando quanto sia cruciale mantenere la calma e sapere come agire nei primi, delicatissimi minuti. Ci tengo a sottolineare con totale trasparenza che non sono un medico né un infermiere, ma un appassionato di montagna che ha deciso di informarsi seriamente su questi temi per affrontare le escursioni con maggiore consapevolezza e responsabilità. Le indicazioni che troverai qui hanno quindi un obiettivo informativo e preventivo, e non possono in alcun modo sostituire il parere o l’intervento di personale sanitario qualificato.

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Capire l’importanza del primo soccorso durante un’escursione è fondamentale. Quando ci avventuriamo nella natura, ci immergiamo in un mondo splendido ma anche imprevedibile. La montagna e i boschi carsici, in particolare, presentano una serie di variabili che non possiamo controllare: un terreno scivoloso dopo la pioggia, rocce che possono crollare sotto il nostro peso, radici nascoste tra le foglie, un’improvvisa discesa della temperatura o un temporale che arriva all’improvviso. Anche in un trekking apparentemente semplice, un passo falso può portare a una slogatura o a una caduta. Ecco perché conoscere le basi del primo soccorso non è solo un’opzione, ma un vero e proprio pilastro per la sicurezza in montagna. Avere un kit di pronto soccorso ben organizzato nello zaino è sicuramente importante, ma è ancora più cruciale sapere come usarlo in modo corretto e tempestivo. Spesso, la differenza tra un piccolo inconveniente e una situazione potenzialmente pericolosa sta nelle azioni che si compiono nei primi minuti. Essere in grado di riconoscere i sintomi di un problema, intervenire in modo adeguato e prevenire complicazioni consente di affrontare gli imprevisti con lucidità, di aiutare i compagni di escursione in difficoltà e, soprattutto, di garantire un rientro sicuro. La preparazione non elimina il rischio, ma lo riduce notevolmente, permettendoti di vivere la montagna con maggiore consapevolezza e serenità.

Slogature: cosa fare (e cosa NON fare)

Le slogature, specialmente quelle alla caviglia, sono tra gli infortuni più frequenti durante un trekking. Un passo falso, un terreno irregolare o anche solo un attimo di distrazione possono portare a una distorsione che, se non trattata nel modo giusto, può trasformare una semplice escursione in un vero e proprio guaio. È fondamentale sapere come intervenire nei primi momenti per limitare il danno e garantire un rientro in sicurezza.
Come riconoscere una slogatura?
Ecco i segnali tipici da tenere d’occhio:
– Dolore acuto e improvviso, spesso localizzato sul lato della caviglia.
– Gonfiore che compare rapidamente, a volte accompagnato da un leggero ematoma.
– Difficoltà o impossibilità a muovere l’articolazione senza provare dolore.
– Sensazione di instabilità, come se l’articolazione “cedesse”.
– In alcuni casi, si può anche sentire un crack o una sensazione di strappo al momento dell’infortunio. Cosa fare (tecnica corretta)
– Fermarsi immediatamente!!! Continuare a camminare su una caviglia appena distorta può peggiorare la situazione e aumentare dolore e gonfiore. È importante sedersi e valutare la situazione con calma.
– Applicare la tecnica R.I.C.E., un metodo semplice ed efficace nelle prime fasi:
Rest – Riposo: evitare di caricare peso sull’articolazione.
Ice – Ghiaccio: applicare freddo per 10–15 minuti alla volta. Se non hai ghiaccio, una borraccia d’acqua fresca o una fasciatura bagnata possono fare al caso tuo. Ricorda di non mettere mai il ghiaccio direttamente sulla pelle.
Compression – Compressione: eseguire un bendaggio elastico moderato. La fasciatura deve sostenere, ma non stringere eccessivamente.
Elevation – Elevazione: tieni la gamba sollevata, magari appoggiandola a uno zaino, per ridurre il gonfiore.
– Valutare se continuare, dopo qualche minuto di riposo, se la persona riesce a poggiare il piede con un dolore che riesce a tollerare e senza cedimenti, può provare a rientrare lentamente, utilizzando i bastoncini da trekking per alleggerire il peso. Tuttavia, se: il dolore è molto forte, la caviglia non riesce a sostenere il peso, il gonfiore aumenta rapidamente, → è meglio fermarsi e chiamare i soccorsi o chiedere aiuto ad altri escursionisti.
Cosa evitare assolutamente ?
Non forzare il passo: rischi di aggravare la distorsione e danneggiare i legamenti. Non applicare calore nelle prime 24–48 ore: questo può aumentare l’infiammazione. Non stringere troppo il bendaggio elastico: potrebbe ostacolare la circolazione sanguigna e aumentare il gonfiore. Non ignorare il dolore: è un segnale importante. Se persiste anche nei giorni seguenti, è consigliabile consultare un medico.

Ferite:

Come disinfettare e medicare correttamente?
Quando si è in escursione, specialmente su sentieri rocciosi o in boschi fitti, è piuttosto comune farsi piccole ferite: un taglio da una pietra affilata, un’abrasione dopo una scivolata, o un graffio da un ramo. Anche le ferite che sembrano semplici, se non curate, possono infettarsi rapidamente, soprattutto in ambienti umidi e pieni di terra come il Carso. Ecco perché è così importante sapere come trattarle in modo rapido, pulito e corretto.
Come riconoscere la gravità di una ferita?
Prima di agire, prenditi un momento per valutare:
– La presenza di sporco o detriti (terra, sabbia, schegge di legno o pietre). La profondità del taglio: è superficiale, medio o profondo?
– La quantità di sangue: se sanguina molto, applica subito una compressione.
– Il dolore e il gonfiore: aumentano col passare del tempo? Una ferita superficiale di solito può essere gestita sul posto; ma se è profonda, lacerata o continua a sanguinare, è meglio cercare assistenza medica. Cosa fare ? (procedura corretta)
– Lavare la ferita con acqua pulita Questa è la fase più cruciale. L’obiettivo è eliminare sporco e germi. Usa l’acqua della tua borraccia, non quella di torrenti o pozze: potrebbe contenere batteri. Evita di soffiare sulla ferita (potresti trasferire batteri dalla bocca) e non cercare di rimuovere corpi estranei profondi.
– Disinfettare in modo adeguato, opta per disinfettanti che non siano colorati e non producano schiuma, come la clorexidina o lo iodopovidone senza alcol. Questi prodotti ti permetteranno di monitorare meglio come sta evolvendo la ferita.
– Applicare una medicazione sterile, utilizza garze sterili e cerotti traspiranti. Coprire la ferita è fondamentale per prevenire sfregamenti, contaminazioni e ulteriori danni. Fissa la medicazione con un cerotto o una fasciatura morbida.
– Monitorare e cambiare la medicazione, se la ferita è esposta a sudore, pioggia o polvere, cambia la garza non appena puoi. Una ferita ben pulita guarisce più rapidamente e con un minor rischio di infezione.
Cosa evitare assolutamente?
Non usare alcol puro, acqua ossigenata o tinture irritanti direttamente sulla ferita: possono irritare i tessuti e rallentare il processo di guarigione. Non tentare di rimuovere corpi estranei profondi: potrebbero trovarsi vicino a vasi sanguigni; è meglio lasciare questo compito ai medici. Evita di usare foglie, erbe o rimedi fai-da-te: aumentano il rischio di infezioni. Non proseguire l’escursione se la ferita è profonda, sanguina molto o se non riesci a fermare il sanguinamento.

Ipotermia:

Come riconoscerla e intervenire correttamente ?
L’ipotermia è una delle condizioni più insidiose che possono colpirci durante un’escursione, anche quando il clima sembra più clemente. In montagna — specialmente in luoghi esposti come l’altopiano carsico — il tempo può cambiare in un attimo: un vento gelido, una pioggia inaspettata, l’ombra di una roccia o semplicemente un abbigliamento inadeguato possono farci perdere calore più velocemente di quanto il nostro corpo riesca a produrne. Riconoscere i segnali e agire senza indugi è cruciale per evitare complicazioni anche gravi.
Segnali iniziali (leggeri): come riconoscerli in tempo
Nelle fasi iniziali, l’ipotermia può essere subdola. Ecco alcuni sintomi da tenere d’occhio:
– Brividi continui, difficili da controllare.
– Pelle fredda e pallida, spesso con naso e labbra che tendono al violaceo.
– Sensazione di stanchezza e un rallentamento del pensiero.
– Difficoltà a parlare in modo fluido, con possibili balbettii.
– Movimenti goffi e scarsa coordinazione.
Questi segnali indicano che il corpo sta perdendo calore più rapidamente del normale.
Segnali avanzati (moderati o gravi):
quando serve aiuto immediato? Se non si interviene prontamente, l’ipotermia può aggravarsi: Confusione mentale o difficoltà a rispondere a domande semplici. Perdita di lucidità e disorientamento. Movimenti molto lenti e instabilità nel camminare. Brividi che scompaiono: questo è un segnale di peggioramento, non di miglioramento. Possibile perdita di coscienza. In questa fase, è fondamentale contattare immediatamente i soccorsi.
Cosa fare ? (procedura corretta)
– Trova un posto riparato, allontana la persona da vento, pioggia o aree esposte. Anche un semplice bosco, una grotta naturale, una cavità carsica o un riparo improvvisato con un telo d’emergenza possono fare la differenza.
– Togliere gli indumenti bagnati l’acqua sottrae calore 25 volte più velocemente dell’aria. È fondamentale sostituire magliette, pile o calze bagnate.
– Coprire la persona con strati asciutti e caldi opta per materiali come pile, lana o piumino. Avvolgi la persona con una coperta termica (con il lato dorato all’interno se serve trattenere il calore).
– Offrire bevande calde Tè, acqua calda o tisane sono ideali. Evita assolutamente alcol e bevande zuccherate: peggiorano la dispersione di calore.
– Incoraggiare movimenti lenti e controllati, piccole mosse possono aiutare, ma evita attività fisica intensa.
– Rimanere sempre con la persona, controlla la respirazione, lo stato mentale e la temperatura corporea percepita. Se i sintomi peggiorano, chiama senza esitazione il 112.
Cosa evitare ? (errori gravi)
– Non strofinare energicamente il corpo: potrebbe causare microlesioni ai tessuti già freddi.
– Non avvicinare la persona a fonti di calore diretto come fuoco o fornelli: il calore improvviso può provocare shock termico.
– Non somministrare alcol: offre una falsa sensazione di calore, ma accelera la perdita reale di temperatura.
– Non lasciare mai sola la persona, nemmeno per pochi minuti.
– Non costringere a camminare o fare sforzi: il corpo non è in grado di rispondere in modo efficace.

Il trekking è un’esperienza incredibile che ci permette di riconnetterci con la natura, esplorare luoghi autentici e ritrovare il nostro equilibrio fisico e mentale. Tuttavia, ogni passo lungo il sentiero richiede attenzione, rispetto per l’ambiente e una preparazione adeguata. La montagna e il bosco non sono come le palestre: sono spazi vivi, affascinanti ma anche imprevedibili, dove anche un piccolo imprevisto può trasformarsi rapidamente in un problema serio. Sapere come affrontare slogature, ferite o ipotermia non significa diventare soccorritori professionisti, ma avere gli strumenti giusti per gestire l’emergenza nei primi momenti, prevenire il peggioramento della situazione, proteggere chi è in difficoltà e garantire un rientro sicuro. Significa anche essere un punto di riferimento per i propri compagni di cammino, specialmente quando si cammina in gruppo o con persone meno esperte. Preparazione, lucidità, sangue freddo e conoscenza delle basi del primo soccorso sono un vero e proprio equipaggiamento invisibile, tanto fondamentale quanto scarponi, zaino e abbigliamento tecnico. Avere sempre queste qualità con sé significa vivere il trekking con maggiore serenità, rispetto e responsabilità, rendendo ogni avventura non solo emozionante, ma anche sicura.


Spero di essere stato chiaro e, soprattutto, utile. Se avete domande, osservazioni, o volete aggiungere qualche informazione o condividere la vostra esperienza personale, vi invito a scriverlo nei commenti qui sotto oppure a contattarmi direttamente via email, Telegram Facebook o su Instagram. Il confronto e la condivisione sono sempre un valore aggiunto per chi ama vivere la montagna in modo consapevole.



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