Il Sentiero Lupinc, situato vicino ad Aurisina, è uno di quei percorsi del Carso triestino che non cercano di impressionare con panorami mozzafiato, ma che conquistano passo dopo passo grazie alla loro autenticità. Si tratta di un semplice anello di circa 9 km, con un dislivello minimo, perfetto per tutti, comprese le famiglie o chi desidera una passeggiata tranquilla lontano dal trambusto.
Oggi abbiamo deciso di fare una passeggiata al parco, allungando un po’ il percorso per rendere la nostra uscita più lunga e variegata del solito. Durante il tragitto, ci siamo anche dedicati alla ricerca degli asparagi selvatici, un piccolo piacere di stagione che rende l’escursione ancora più affascinante e autentica. Adesso, però, è il momento di iniziare davvero il nostro itinerario. Siamo pronti a immergerci nella natura, a scoprire nuovi sentieri e a vivere, passo dopo passo, questa esperienza tra boschi, profumi e paesaggi sempre diversi.
Parcheggiata l’automobile nei pressi della stazione di Aurisina o nel parcheggio sterrato poco prima, Si prosegue verso i campi sportivi tenendosi sulla sinistra, si vede subito il segnavia numero 19 che seguiremo sulla strada asfaltata..
… fino ad arrivare ad un cartello NOEMI srl
dove imboccheremo la strada sterrata immergendosi quasi subito in un ambiente tipicamente carsico, caratterizzato da sentieri sterrati, boschi di carpino e roverella, radure pietrose e doline che raccontano la storia di un territorio plasmato dal tempo e dall’acqua. Il percorso è ben segnalato, ma ciò che lo rende davvero unico è il silenzio che lo avvolge: qui non troverai la folla né scorci spettacolari sul mare, ma piuttosto una pace rara, ideale per staccare, camminare con calma, magari in compagnia del tuo cane. È un sentiero da vivere senza fretta, osservando i dettagli, respirando i profumi del Carso e lasciandosi avvolgere da quella sensazione di semplicità che oggi è sempre più difficile trovare.
Alcuni minuti dopo , troveremo il bivio con il sentiero n°10:
Passeremo sotto il cavalcavia e continueremo lungo la strada sterrata che si presenta davanti a noi.
Dopo una breve salita iniziale, ci troveremo di fronte a un altro bivio: qui prenderemo il sentiero n. 10, seguendolo per un tratto immerso nel tipico paesaggio carsico, tra muretti a secco che raccontano ancora oggi la fatica e la storia di queste terre.
Lungo questo percorso, avremo l’opportunità di osservare da vicino i suggestivi campi solcati, vere e proprie incisioni naturali nella roccia calcarea, modellate nel tempo dall’acqua e dagli agenti atmosferici. È un paesaggio unico, quasi lunare, che alterna zone di pietra affiorante a piccole fessure dove la vegetazione riesce comunque a trovare spazio per crescere, creando un equilibrio affascinante tra natura e roccia.
Quella che vediamo nella foto è una tipica superficie calcarea del Carso triestino, modellata nel corso del tempo dall’azione dell’acqua. Le incisioni sottili e parallele, note come karren o solchi carsici, si formano quando la pioggia, leggermente acida, scioglie lentamente il calcare, scavando la roccia e creando questi disegni naturali che sembrano quasi opere d’arte. Le linee seguono il percorso dell’acqua che scorre, mentre le fessure più profonde e le zone più scure segnalano i punti in cui l’erosione è stata più intensa o dove si accumulano terra e residui vegetali, favorendo anche la crescita di piccole piante. È un esempio perfetto di come il paesaggio carsico sia in continua evoluzione, dove ogni dettaglio racconta un processo lento ma costante che dura da migliaia di anni.
Dopo aver camminato per un po’, immersi nel meraviglioso paesaggio carsico, arriveremo a un bivio ben segnalato. Qui lasceremo il sentiero n. 10 per prendere il n. 35, che ci porterà in un tratto del percorso ancora più affascinante e vario. Il sentiero inizia a restringersi leggermente, circondato dalla vegetazione, alternando zone ombreggiate a piccoli scorci aperti sul Carso. Continuando lungo il percorso, si può percepire il cambiamento del paesaggio, che diventa sempre più incantevole e caratteristico, Avvicinandosi alla zona della Grotta Azzurra.
Questo tratto di cammino è particolarmente affascinante perché unisce in modo armonioso natura e geologia, preparando l’escursionista all’ingresso in uno dei punti più suggestivi dell’itinerario: la Grotta Azzurra, con le sue atmosfere fresche, silenziose e ricche di fascino, tipiche delle cavità carsiche..
La Grotta Azzurra di Aurisina non è una grotta turistica nel senso tradizionale del termine, ma un luogo autentico e ricco di significato, dove storia, geologia e memoria si intrecciano in modo profondo. Il nome le fu dato dall’archeologo Carlo Marchesetti, che rimase colpito dalla luce particolare che filtra dall’ingresso, illuminando l’interno con una tonalità azzurrina e creando un’atmosfera suggestiva e quasi magica. La cavità si estende per circa 235 metri e raggiunge una profondità di quasi 46 metri, articolandosi in diversi ambienti collegati tra loro. Un ampio ingresso conduce a una grande sala iniziale, da cui si diramano gallerie sempre più strette, testimoniando la complessità del sistema carsico. Ma ciò che rende davvero unico questo luogo è il suo valore archeologico: la grotta è uno dei siti più significativi del Carso triestino, con tracce di presenza umana che risalgono al Mesolitico, tra cui resti di focolari, strati di cenere e segni di utilizzo come rifugio per animali, in un rapporto stretto tra uomo e ambiente che si protrae fino all’età del Bronzo.
Nel corso dei secoli, la grotta ha continuato a essere utilizzata e, durante la Prima Guerra Mondiale, ha assunto un ruolo strategico, venendo trasformata dalle truppe austro-ungariche in un rifugio militare capace di ospitare centinaia di uomini, con la realizzazione di una cisterna per la raccolta dell’acqua di stillicidio, ancora oggi visibile insieme a iscrizioni risalenti al 1917. Dal punto di vista geologico, rappresenta un esempio perfetto di ambiente carsico: formata dalla lenta dissoluzione del calcare da parte dell’acqua, presenta gallerie, concrezioni, depositi di calcite e un fondo caratterizzato da antiche argille rosse. Le pareti, talvolta ornate da stalattiti e colate, raccontano un’evoluzione millenaria; l’atmosfera è fresca, umida e silenziosa, quasi sospesa nel tempo. A differenza di altre grotte più famose, la Grotta Azzurra non è pensata per il turismo di massa. Si raggiunge attraverso sentieri nel bosco, spesso seguendo antichi percorsi come la “Gemina”.
Questo la rende ideale per chi cerca un’esperienza autentica, lontana dalla folla e a diretto contatto con la natura. Proprio per questo, è fondamentale affrontare la visita con consapevolezza, portando con sé una torcia, indossando scarpe adatte e prestando attenzione alla sicurezza, evitando di esplorare da soli se non si è esperti. Non è una grotta che colpisce immediatamente per la sua spettacolarità, ma ha un fascino profondo: è un luogo che racconta il Carso nella sua essenza più autentica, dove si intrecciano migliaia di anni di storia, dalle prime comunità umane ai soldati della guerra, mentre l’acqua continua a modellare lentamente la roccia anche oggi. Tornando sul sentiero principale, si prosegue con un passo tranquillo lungo un tratto particolarmente piacevole, circondati dai vitigni che caratterizzano questa zona del Carso triestino. Il paesaggio si apre, alternando filari ordinati e scorci tipici della campagna carsica, fino a raggiungere il paese di Prepotto. Qui è fondamentale prestare attenzione: sulla sinistra si trova il cartello che indica il Parco Lupinc.
Dopo pochi metri in discesa, si arriva a quello che considero, senza dubbio, il punto più affascinante del percorso: il passaggio sotto la Grotta Lesa. Attraversandola, si ha quasi l’impressione di varcare una soglia naturale, come se da quel momento in poi iniziasse davvero il sentiero più autentico e selvaggio del parco. L’atmosfera cambia, il silenzio diventa più profondo e il contatto con la natura si fa ancora più immediato. Una volta superata la grotta, una breve scalinata in legno guida verso l’alto e, passo dopo passo, si arriva finalmente all’ingresso del parco, pronti a continuare l’escursione nel cuore del Carso.
Eccoci al parco Lupinc :
Abbiamo esplorato il parco con calma, prendendoci il tempo per ammirare e fotografare ogni dettaglio, dai particolari della vegetazione carsica ai piccoli scorci che rendono questo luogo così speciale, fino a raggiungere la cima. Qui ci siamo trovati in uno spazio accogliente, dotato di diverse panchine e tavoli, perfetto per una pausa, e una vista semplice ma davvero suggestiva, da cui si può ammirare il paesaggio circostante.
Abbiamo poi seguito l’indicazione per il bunker :
Dopo una meritata sosta per goderci il panorama e respirare a pieni polmoni l’atmosfera del Carso triestino, abbiamo ripreso il cammino scendendo lungo il sentiero che ci ha riportati verso il sentiero 35 e alla Grotta Caterina che, con nostro grande dispiacere, non abbiamo potuto visitare perché era chiusa. Raggiunta poi la strada asfaltata, abbiamo proseguito l’ultimo tratto dell’escursione dirigendoci verso il parcheggio sterrato di Aurisina, concludendo così una giornata ricca di natura, silenzi e scorci autentici.
Alla prossima e buone passeggiate!!!
Spero di essere stato chiaro e, soprattutto, utile. Se avete domande, osservazioni, o volete aggiungere qualche informazione o condividere la vostra esperienza personale, vi invito a scriverlo nei commenti qui sotto oppure a contattarmi direttamente via email, Telegram Facebook o su Instagram. Il confronto e la condivisione sono sempre un valore aggiunto per chi ama vivere il carso in modo consapevole.
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