Ci sono escursioni che si ricordano principalmente per la meta finale e altre che, invece, restano nel cuore per tutto ciò che si scopre lungo il cammino. La salita dai Piani del Montasio fino alla Cima di Terrarossa rientra decisamente nella seconda categoria. Questo itinerario offre una delle esperienze più affascinanti per chi ama passeggiare in montagna: panorami mozzafiato, paesaggi selvaggi, imponenti pareti rocciose e, soprattutto, la possibilità di avvistare numerosi stambecchi lungo il percorso.
Ma fate attenzione: non lasciatevi ingannare dalla bellezza del panorama. Il sentiero verso Cima di Terrarossa richiede una buona preparazione fisica, poiché la salita è piuttosto impegnativa e il dislivello si fa sentire.
Il nostro percorso, tra andata e ritorno, è stato di circa 10 chilometri, con un dislivello positivo di circa 950 metri. È stata una giornata sicuramente faticosa, ma la straordinaria bellezza del luogo ha ripagato ogni sforzo.
L’escursione inizia dai Piani del Montasio, uno dei luoghi più affascinanti delle Alpi Giulie.

Già appena si arriva in questa zona, si percepisce di trovarsi in un ambiente completamente diverso rispetto alle solite escursioni in fondovalle. I vasti prati dei Piani del Montasio sono incorniciati da alcune delle montagne più belle e maestose delle Alpi Giulie, rendendoli il punto di partenza perfetto per una miriade di itinerari.
Per questa avventura, abbiamo deciso di partire molto presto, alle 7:00 del mattino. Non è stata una scelta casuale.
Uno dei miei obiettivi era infatti quello di affrontare la maggior parte della salita all’ombra, cercando di evitare almeno in parte il sole cocente delle ore centrali della giornata. Con un dislivello di circa 950 metri e una buona dose di salita da affrontare, partire presto si è rivelata una mossa davvero azzeccata. A quell’ora, l’atmosfera è ancora particolarmente serena. I Piani del Montasio cominciano a risvegliarsi lentamente, e la montagna offre quella sensazione di silenzio e solitudine che rende l’inizio dell’escursione ancora più magico.
Fin dai primi passi, c’è una cosa da tenere a mente: qui si sale, e non poco.
Non stiamo parlando di un’escursione dove ci si alterna tra tratti pianeggianti e discese per ricaricare le batterie. La vera essenza di questo percorso è la salita. Con circa 950 metri di dislivello positivo da affrontare durante l’escursione, il percorso si fa decisamente impegnativo, specialmente nella parte più alta. Man mano che si guadagna quota, il terreno cambia gradualmente. Si passa dagli spazi aperti dei Piani del Montasio a zone sempre più tipiche dell’alta montagna, dove la vegetazione si fa più rada e la roccia inizia a dominare il paesaggio. Punto di appoggio dopo 30 minuti circa dal parcheggio , il rifugio Brazza.
La bellezza del panorama ti accompagna lungo la salita e, anche quando le gambe iniziano a farsi sentire, basta girarsi per trovare un motivo valido per andare avanti. È proprio questo uno degli aspetti che ho amato di più di questo itinerario: la vista migliora a ogni passo che si fa verso l’alto. Se dovessi scegliere un elemento che ha davvero segnato questa giornata, direi senza pensarci due volte: gli stambecchi.
Durante il nostro cammino, ne abbiamo avvistati davvero tanti.
Osservarli muoversi nel loro habitat naturale è sempre un’esperienza unica. Alcuni erano abbastanza vicini al sentiero, mentre altri si arrampicavano sulle rocce e sui pendii più ripidi, mostrando una sicurezza invidiabile in un ambiente dove noi escursionisti dobbiamo fare molta più attenzione. La presenza degli stambecchi rende l’escursione ancora più affascinante, offrendoci l’opportunità di ammirare da vicino la ricchezza della fauna delle Alpi Giulie. È fondamentale, ovviamente, rispettare sempre gli animali selvatici: niente inseguimenti, niente cibo niente tentativi di avvicinamento e, soprattutto, evitiamo comportamenti che possano disturbarli. Infatti c’è anche un cartello vicino al rifugio Brazza che lo spiega bene. La cosa migliore da fare è fermarsi, osservarli da lontano e lasciarli liberi di muoversi come vogliono.
In alcuni momenti, mi sono quasi dimenticato della fatica della salita, completamente immerso nell’ambiente che mi circondava. Man mano che saliamo, il paesaggio inizia a trasformarsi. La montagna si fa sempre più aspra e imponente, e le rocce che ci circondano danno all’escursione un’atmosfera decisamente alpina.
È qui che si comincia a percepire davvero la maestosità del gruppo del Montasio. Dietro di noi, il panorama si apre in un abbraccio sempre più vasto e spettacolare, mentre davanti a noi la montagna rivela il suo lato più selvaggio. La salita richiede attenzione e un passo costante. In escursioni come questa, non ha senso forzare la velocità: è molto più saggio mantenere un ritmo regolare, concedendosi brevi pause quando necessario e, soprattutto, imparando ad ascoltare il proprio corpo.
A circa tre quarti del nostro cammino, ci imbattiamo in un bivio davvero interessante, che ci offre la possibilità di esplorare altri percorsi alpinistici della zona. Da qui, infatti, partono le indicazioni per la Ferrata Ceria Merlone e per il Bivacco Luca Vuerich, due punti di riferimento fondamentali per chi frequenta questa parte delle Alpi Giulie.
È un luogo che merita sicuramente qualche minuto di sosta, specialmente per chi ama scoprire e conoscere le varie opportunità che la montagna ha da offrire. La Ferrata Ceria Merlone è un itinerario decisamente più impegnativo e alpinistico rispetto al percorso che stiamo seguendo, mentre il Bivacco Luca Vuerich rappresenta un importante rifugio per escursionisti e alpinisti che si avventurano in questa area. Noi, però, decidiamo di proseguire verso la nostra meta, Cima di Terrarossa, lasciandoci alle spalle questo bivio e continuando la nostra ascesa. Ma prima o poi faremo anche la ferrata e una visita al bivacco non mancherà assolutamente. Il dislivello è significativo, e arrivare in cima con ancora un po’ di energia per il ritorno è davvero fondamentale. E poi arriva uno di quei momenti che ti tolgono il fiato. Raggiungere la vetta significa anche godere di un panorama mozzafiato. La vista si allarga sempre di più, rivelando la bellezza straordinaria delle Alpi Giulie da una posizione privilegiata.
È uno di quei paesaggi che riesce a fermare anche l’escursionista più impaziente per qualche minuto. Dopo tutta quella salita, è quasi inevitabile prendersi un momento per fermarsi, guardarsi attorno e rendersi conto di quanta strada si è fatta. A mio avviso, il bello della montagna è proprio questo: il panorama non è qualcosa che si conquista in auto o con una funivia. Qui, ogni passo è una conquista. E quando finalmente si arriva in quota, ogni metro percorso assume un significato tutto nuovo.
È importante sottolinearlo: questo non è un itinerario da prendere alla leggera.
Il nostro percorso ha coperto circa 10 km in totale, tra andata e ritorno, ma ciò che rende davvero unica questa escursione è il dislivello: circa 950 metri. Dieci chilometri potrebbero sembrare pochi se messi a confronto con altre escursioni, ma in montagna la distanza da sola non racconta tutta la storia. È il dislivello, insieme alla pendenza, al tipo di terreno, all’altitudine e alle condizioni del sentiero, a definire realmente la difficoltà. Qui, la salita è una costante dell’escursione e nella parte finale può diventare particolarmente sfidante. Per questo motivo, consiglio di affrontare il percorso con un buon allenamento alle spalle, soprattutto se non si è abituati a itinerari con dislivelli significativi. Scarpe da trekking adeguate, acqua a sufficienza, abbigliamento adatto alla montagna e una pianificazione accurata sono elementi essenziali.
Dopo aver raggiunto la nostra meta, è finalmente il momento di iniziare il viaggio di ritorno.
E qui entra in gioco un altro aspetto delle escursioni con un notevole dislivello: non bisogna mai sottovalutare la discesa. Dopo aver affrontato 950 metri di salita, le gambe possono sentirsi pesanti e la concentrazione potrebbe calare. È proprio durante la discesa che è fondamentale prestare attenzione al terreno, specialmente nei tratti più ripidi o irregolari. Tuttavia, il rientro ci regala l’opportunità di ammirare il paesaggio da una prospettiva completamente nuova. Quello che durante la salita si vedeva guardando verso l’alto, durante la discesa si svela davanti ai nostri occhi in modo del tutto diverso.
E, naturalmente, gli incontri con gli stambecchi rendono il ritorno ancora più affascinante.
L’escursione verso Cima di Terrarossa è stata una di quelle esperienze che mi hanno fatto riscoprire il motivo per cui amo così tanto la montagna. Non si è trattato di una passeggiata leggera. Dieci chilometri, circa 950 metri di dislivello e una buona dose di salita richiedono impegno e una bella carica di energia. Ma è proprio per questo che la soddisfazione finale è stata ancora più intensa. Quello che mi ha colpito di più è stata la varietà degli ambienti che ho attraversato: dai Piani del Montasio alle zone più rocciose, fino ai panorami mozzafiato dell’alta montagna. E poi, gli stambecchi. Incontrarne così tanti lungo il cammino è stato senza dubbio uno dei momenti più belli della giornata.
In conclusione, consiglio vivamente questo itinerario a chi ama le escursioni impegnative e desidera trascorrere una giornata immerso in uno dei paesaggi più affascinanti delle Alpi Giulie. Tuttavia, è fondamentale affrontarlo con la giusta preparazione, senza sottovalutare il dislivello e la quantità di salita.
Scheda dell’escursione
| Informazione | Dettaglio |
|---|---|
| 📍 Partenza | Piani del Montasio |
| 🏔️ Destinazione | Cima di Terrarossa |
| 🥾 Distanza complessiva | Circa 10 km |
| ⬆️ Dislivello positivo | Circa 950 m |
| ⏰ Orario di partenza | 7:00 |
| 🔄 Percorso | Andata e ritorno |
| 💪 Impegno | Escursione fisicamente impegnativa |
| 🐐 Fauna | Numerosi stambecchi lungo il percorso |
| 🌄 Panorama | Spettacolare |
| ☀️ Consiglio | Partire presto per affrontare la maggior parte della salita nelle ore più fresche e, quando possibile, all’ombra. |
Spero di essere stato chiaro e, soprattutto, utile. Se avete domande, osservazioni, o volete aggiungere qualche informazione o condividere la vostra esperienza personale, vi invito a scriverlo nei commenti qui sotto oppure a contattarmi direttamente via email, Telegram Facebook o su Instagram. Il confronto e la condivisione sono sempre un valore aggiunto per chi ama vivere la montagna in modo consapevole.
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