Colonna della fuga in Egitto

Colonna della fuga in Egitto

Passato l’abitato di Cattinara in direzione Bagnoli/S.Giuseppe/Basovizza a circa 275 metri s.l.m. , sul’ incrocio è posta una colonna.
La colonna della fuga in Egitto di Giuseppe e Maria.

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la colonna posta in quel punto ( sella di Longera ) ,segnava il confine tra il Comune di Trieste e il territorio di San Giuseppe della Chiusa. Questa divisione avviene con la legge del 1816, come ricorda la scritta sulla colonna:

HIC LAPIS
DACTUS IN CAPUT AN.
CULI CLUCENSIS
ERECTUA FUIT A COMN.
RIZMAGNENSIS IN HONOREM S. JOSEPHI
SPONSI B.M. VIRGINIS
ET PATRONI TOTIUS
LITORALIS
A.D. 1816
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Una tabella posta in prossimità della colonna, possiamo leggere un po di informazioni.

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A pochi passi dalla colonna un sentiero abbastanza largo porta ad una radura molto ampi , tenendoci sulla destra risaliamo in bosco fino ad incontrare in sito del castelliere di Cattinara. Grosse mura in pietra con un perimetro circolare.

Il sito del castelliere di Cattinara è posto su un’altura in posizione strategica, a cavaliere delle valli di Longera e di Rozzol e dominante la pianura del Rosandra, nella zona marnoso-arenacea dove questa viene a contatto con il ciglione carsico. La fase più antica dell’abitato, tra i primi esplorati da Carlo de Marchesetti, risale al Bronzo finale, come testimoniato dalla notevole varietà di forme di ceramica databile a quel periodo recuperata all’interno del sito. Il castelliere era dotato di una cinta muraria, di cui si sono rinvenute testimonianze sul versante nord del colle, successivamente demolita per ampliare la superficie abitativa. Nel 1977, intervenendo durante l’edificazione di un bacino idrico, la Soprintendenza ha portato alla luce un ambiente rettangolare di 4,40×2,20 metri, rozzamente pavimentato con scaglie di calcare, le cui rovine, riferibili in prevalenza al crollo del muro settentrionale, si presentavano così cospicue da far pensare a un’abitazione addossata al muro di cinta del villaggio, secondo una tipologia già nota da esempi tardi dei castellieri veneti. Nei successivi scavi degli anni 1982-83 sono stati rinvenuti piani abitativi anche all’interno del perimetro della cinta. Dagli oggetti recuperati emerge che l’insediamento si espanse al di fuori della cinta muraria in una fase avanzata della prima Età del Ferro. La frequentazione non presenta soluzione di continuità fino all’abbandono, datato al I secolo d. C.. I materiali recuperati sono altresì un utile indicatore dell’economia del villaggio: dagli attrezzi agricoli in corno di cervo, databili alle fasi più antiche del sito, e da un falcetto, risalente al I secolo a.C., si evince che l’agricoltura fu praticata dal sorgere dell’abitato sino alla fine; i molti resti di animali (soprattutto caprovini) dimostrano peraltro che le principali attività furono la pastorizia e l’allevamento. Una forma di fusione per coltello, attribuibile alla prima Età del Ferro, attesta anche la pratica della metallurgia. La collina ha subito profonde modifiche nell’ultimo dopoguerra, a causa dello scoppio di una polveriera, dell’apertura di una cava, della citata realizzazione di un bacino idrico e, da ultimo, della costruzione della Grande viabilità triestina.

Tratto da : http://biblioteche.comune.trieste.it

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