Da Malchina al monte Ermada

Da Malchina al monte Ermada

Passeggiata storico – naturalistica :

Il Museo all’aperto del Monte Ermada offre la possibilità di scoprire la linea difensiva austro-ungarica fortificata nel settembre del 1916 dopo la Sesta Battaglia dell’Isonzo. La vittoria italiana aveva costretto l’esercito asburgico ad abbandonare le alture attorno a Monfalcone e ad attestarsi in questa zona del Carso triestino. La scelta di fermarsi sul Monte Ermada e sulle sue cime circostanti non fu casuale, ma fu di natura strategica e pratica.

Parcheggiata l’automobile nei pressi del paese di Malchina, di fronte alla trattoria 1908 inizia il nostro itinerario che ci porterà alla cima del monte Ermada. Seguiremo all’inizio i segnavia bianchi/blu (vertikala).

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Percorreremo il sentiero per una ventina di minuti ( molto facile ).
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Seguiremo il sentiero fino ad incrociare una mulattiera che si trova un po spostata a destra e che in una decina di minuti ci porta ad incrociare il sentiero Cai n°3

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Seguiremo sempre i segnavia n°3  che sale dritto ripidamente verso la cima, poche decine di metri prima della vetta una traccia di sentiero porta alla Grotta del monte Ermada :
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Scoperta solamente nel 1969, la cavità era destinata a far alloggiare le truppe austro-ungariche che combattevano sul fronte.
È possibile visitare l’interno utilizzando sia l’ingresso naturale che quello artificiale, scavato per agevolare i passaggi dei soldati.
L’ingresso naturale dà accesso ad uno scivolo di terriccio e pietra che nasconde i lavori di terrazzamento fatti dai militari per potervi far sostare le truppe. Al termine la cavità si allarga in una sala che è raggiungibile anche utilizzando il secondo ingresso, quello artificiale, lungo un centinaio di metri ma in condizioni migliori rispetto al primo imbocco.

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Una volta giunti nella cavità centrale si possono notare diverse tracce risalenti alla Grande Guerra. Sulle pareti si trovano ancora le staffe metalliche con degli isolatori di porcellana, segno inequivocabile della presenza di illuminazione elettrica, mentre molte concrezioni calcaree sono state rovinate dal fumo delle macchine usate per rendere vivibile la grotta. Continuando la discesa nella grotta si trova, sulla destra, una scala in cemento che è possibile utilizzare (con cautela) per raggiungere un ripiano su cui si notano alcuni sacchi di juta, ormai pietrificati.L’ingresso inferiore costituisce l’inizio di un corridoio scavato durante la prima guerra mondiale, il quale sbocca, dopo un percorso di un centinaio di metri, alla base della ripida china che scende dall’ingresso naturale. Da questo punto si sviluppa una bella galleria, nella quale si notano dei grandi gruppi colonnari, la quale si allarga presto in una spaziosa caverna; qui si aprono un breve passaggio artificiale ed una diramazione che durante la guerra è stata svuotata dall’argilla che la ostruiva, nell’intento di scoprire più vasti ambienti per il ricovero della truppa austriaca che presidiava il monte. Più avanti le dimensioni della cavità aumentano considerevolmente e la volta è ornata da massicce formazioni stalattitiche, mentre dei grandi muri in cemento formano due comodi ripiani collegati da rampe di scale che permettono di superare agevolmente un salto di 7m. La grotta ha termine con una successioni di basse cavernette concrezionate, unite da strettoie dal suolo argilloso.
La cavità è il relitto di un grande inghiottitoio ed in alcuni tratti si notano sulle pareti i segni ben conservati dell’antica attività idrica ed è stata scoperta casualmente durante la ricerca della misteriosa Caverna del Fuoco.

 

Ritornando  nel sentiero principale arriveremo al un bivio, noi gireremo a sinistra per arrivare sulla cima del monte Ermada dove troveremo la vecchia postazione confinaria:
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Osservato lo splendido panorama, scendiamo per una ventina di minuti lungo la strada militare tutta in discisa fino a trovare sulla destra il segnavia bianco/blu.
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Cammineremo sempre seguendo il sentiero principale fino a raggiungere di nuovo il sentiero 3 sempre in discesa troveremo una freccia cjìhe indica Case Coisce.

Il nome Case Coisce indica il complesso di un’antica fattoria composta da più edifici anticamente posseduta dai signori di Duino.
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Dell’impianto originale oggi si possono visitare solo alcune rovine che però, fortunatamente, hanno lasciato diverse tracce della Grande Guerra. In particolare si possono notare all’interno degli edifici costruiti di fronte alla fattoria grosse mura in cemento armato che rinforzavano le strutture senza modificare le caratteristiche esterne: questo stratagemma era stato pensato per ingannare il nemico, mantenendo l’aspetto esterno e impedendo dunque l’identificazione di una postazione militare.

Accanto alla fattoria si trovano altre tracce della guerra. Alcune caverne custodiscono al loro interno oggetti ed attrezzature abbandonate dai soldati austro-ungarici e da quelli anglo-americani i quali riutilizzarono le strutture di Case Coisce durante gli anni dell’amministrazione alleata (1945-1954).

Da qui prenderemo la strada all’inizio carrareccia poi asfaltata ( SP4 ) che ci riporterà al paese di Malchina.

Un’altro mio itinerario per il Monte Ermada : QUI

 

Notizie e particolarità tratte dal sito 

http://www.catastogrotte.fvg.it/1621-Grotta_sul_Monte_Ermada

http://www.itinerarigrandeguerra.it/
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