Il cippo Comici – Val Rosandra


Il Cippo Comici è un monumento commemorativo che si trova in una posizione panoramica sulla cresta che domina la Val Rosandra, nel cuore del Carso triestino. Con la sua vista sulla valle e sulle caratteristiche pareti rocciose circostanti, rappresenta un meraviglioso punto d’incontro tra natura, storia e tradizione alpinistica. Situato a un’altitudine di circa 342–350 m s.l.m., il cippo è stato eretto nel 1941 dal Gruppo Alpinistico Rocciatori Sciatori (GARS) in memoria di Emilio Comici (Trieste, 1901 – Selva di Val Gardena, 1940) è considerato uno dei più grandi alpinisti del Novecento. Cresciuto tra il mare e il Carso triestino, iniziò come speleologo e arrampicatore sulle rocce di casa, sviluppando uno stile elegante e innovativo che lo rese famoso come il “maestro della quarta dimensione” — l’arte di muoversi in verticale.

Negli anni Trenta realizzò imprese leggendarie sulle Dolomiti, tra cui la celebre via Comici sulla parete nord della Cima Grande di Lavaredo, un capolavoro di tecnica ed estetica alpinistica. Oltre alle grandi scalate, fu un pioniere nella didattica dell’arrampicata, introducendo metodi moderni di allenamento, uso delle corde e organizzazione delle cordate. La sua carriera si interruppe tragicamente nel 1940, a soli 39 anni, in seguito a un incidente durante un’esercitazione su una palestra di roccia a Selva. La sua figura continua a ispirare generazioni di alpinisti e il suo nome è ancora oggi sinonimo di perfezione tecnica, eleganza e passione per la montagna.

Questo monumento non celebra solo Comici, ma rende omaggio a tutti gli alpinisti che hanno perso la vita in montagna. La scelta di questa posizione così elevata non è affatto casuale: la cresta della Val Rosandra incarna l’amore di Comici per la verticalità e l’esplorazione delle pareti, trasformando il cippo in un simbolico “traguardo” per chi percorre i sentieri della valle. La Val Rosandra è uno di quei luoghi dove la natura sembra voler raccontare una storia antica, scolpita nella roccia e modellata dall’acqua. Rappresenta l’unica valle fluviale di tutto il Carso, un corridoio verde che unisce Italia e Slovenia attraverso sentieri, cascate e panorami mozzafiato. Che tu sia un escursionista esperto o un semplice amante della natura, la Val Rosandra riesce sempre a sorprendere, regalando emozioni uniche in ogni stagione. La valle è stata abitata fin dalla preistoria: le grotte e i ripari naturali offrivano rifugio alle prime comunità umane del Carso. In epoca romana, la zona era attraversata da un importante acquedotto che portava l’acqua fino a Tergeste, l’antica Trieste, e ancora oggi si possono ammirare resti di ponti e costruzioni lungo i sentieri. Nei secoli successivi la valle ha rappresentato un luogo strategico e di passaggio tra mondi diversi, teatro di commerci, migrazioni, ma anche di conflitti e resistenza partigiana. Ogni pietra sembra custodire un ricordo, ogni percorso è un viaggio nel tempo.

Ma ora partiamo….

Dopo aver parcheggiato l’auto nell’area di parcheggio vicino al centro di Bagnoli della Rosandra, attraversiamo la piazza e ci dirigiamo lungo la strada asfaltata verso il rifugio Premuda. Prima di arrivare al bivio, però, prendiamo la strada a destra, dove sulle colonnine è ben visibile il segnavia CAI n° 1.

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Per un breve tratto, seguiamo il torrente, immergendoci subito nella calma della valle, fino a raggiungere un primo bivio. Attraversato il ponticello di legno – il punto in cui inizia la salita – continuiamo a salire seguendo il sentiero che ci porterà a un secondo incrocio. Qui, la segnaletica ci invita a mantenere la destra, in direzione della sella del Monte Carso.

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La salita è decisamente impegnativa, ma il panorama ripaga ogni sforzo: lungo il percorso, costeggiamo imponenti pareti rocciose, un vero paradiso per gli arrampicatori della zona.

Su un albero, ben segnalato, troviamo il segnavia CAI n° 13, che ci conferma di essere sulla strada giusta.

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Dopo un tratto leggermente esposto – da affrontare con attenzione ma senza particolari difficoltà – iniziamo finalmente a intravedere in lontananza il Cippo Comici, arroccato sulla cresta.

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Arrivati al monumento, una breve sosta è quasi d’obbligo per ammirare il panorama spettacolare sulla Val Rosandra e le sue pareti calcaree.

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Proprio ai piedi del cippo, il sentiero 13 prosegue verso la nostra prossima tappa: la chiesetta di Santa Maria in Siaris. Il sentiero che ci attende è molto suggestivo, con alcuni tratti esposti ma mai pericolosi, a patto di prestare la giusta attenzione. Dopo pochi minuti di cammino, arriviamo alla chiesetta di Santa Maria in Siaris, una piccola ma affascinante costruzione immersa nel silenzio della natura. Questo luogo incantevole, incastonato tra le rocce, è l’ideale per una breve pausa e qualche foto da ricordare.

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La chiesetta di Santa Maria in Siaris è uno dei luoghi di culto più affascinanti e antichi del Carso triestino. Le sue origini risalgono almeno al XIII secolo — alcuni studi menzionano addirittura testimonianze già nel 1330 nei documenti della confraternita dei “Battuti”. Secondo la leggenda, fu addirittura voluta da Carlo Magno, anche se la sua costruzione concreta è più probabilmente collocabile nel periodo medievale. Nel corso dei secoli, la chiesa è stata meta di pellegrinaggi: nel XIV secolo, ad esempio, i documenti stabilivano che chi bestemmiava doveva recarsi a piedi nudi fino a Siaris come penitenza, affrontando un percorso di circa 12 km. Il nome “Siaris” è anch’esso avvolto nel mistero: potrebbe derivare dal termine ladino “serra” (crinale), ma non ci sono certezze al riguardo. Nel 1647, la chiesetta è stata restaurata — una data che è ancora visibile sull’architrave della porta d’ingresso. Dopo un periodo di abbandono, soprattutto tra la fine dell’Ottocento e il XX secolo, la struttura è oggi il risultato di lavori di recupero e continua a essere un simbolo di fede, storia e natura, incastonata in uno dei percorsi escursionistici più affascinanti del Carso.

Dal punto della chiesetta, il sentiero continua a scendere, alternando tratti di bosco a spazi aperti, fino a incrociare una mulattiera più ampia. Gireremo a sinistra e una volta raggiunto di nuovo il torrente, ci ritroviamo a percorrere il sentiero già affrontato all’inizio dell’escursione. Un’ultima passeggiata lungo il corso d’acqua ci riporta al ponticello di legno e, da lì, abbiamo fatto una sosta caffè al rifugio Premuda appofittando anche di aggiungere il timbro del rifugio sul nostro libretto dei timbri.

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… poi un passo dopo l’altro siamo giunti di nuovo al parcheggio di Bagnoli della Rosandra.


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